Birrificio del Ducato, scopritelo in questa intervista!

aprile 2, 2013 |  da  |  Il birrificio risponde

Quando è cominciata la vostra avventura?
“Nato nel 2007, il Birrificio del Ducato si trova a Roncole Verdi, nella Bassa Parmense che ha dato i natali a Giuseppe Verdi. Ad oggi è il microbirrificio italiano più premiato al mondo. Tutto questo grazie a sacrificio e tanta passione che ha portato negli anni il Birrificio del Ducato a esportare oltre il 15% della propria produzione (USA, Canada, Brasile, Norvegia, Svezia, Spagna, Giappone), realizzando una crescita costante dell’80% del fatturato totale su base annua”.
Quali esperienze hanno nutrito la vostra passione per la birra?
“Sicuramente la formazione universitaria di Giovanni Campari, passato da homebrewer e laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari a  birraio radicale e visionario, ha contribuito a incredibilmente  ad appassionarlo al mondo delle bevande alcoliche fermentate. In particolare il mondo della birra ha sempre esercitato un forte ascendente su di lui e Manuel Piccoli, artigiano dei numeri, con una chiara visione imprenditoriale”.

Quante persone lavorano nel vostro birrificio?
“Per ogni impianto c’è un birraio e un addetto al confezionamento, c’è poi Giovanni, il mastro birraio che si divide tra le due sedi. In più, nel lavoro di ufficio, siamo supportati da un team composto da 7 elementi, tra amministrazione e commerciale”.

Che tipo d’impianto di produzione utilizzate?
“Il nostro impianto delle linee Classica e Speciale è molto semplice, in linea con gli standard produttivi italiani. Si tratta di una sala cotte a tre tini, dalla capacità di 800 L per cotta. La cantina invece comprende 4 fermentatori e 6 maturatori. L’altro impianto invece, in cui produciamo la Linea Moderna, consiste in una sala cotte da 4 tini per una capacità di 2000 L per cotta”.

In che modo promuovete le vostre birre?
“Attraverso i nostri venditori sparsi sul territorio nazionale, ma anche grazie al sito web e ai Social Network come Twitter e Facebook”.

Realizzate corsi di formazione per coloro che distribuiscono la vostra birra nei locali?
“Purtroppo no, perché non siamo in grado di arrivare capillarmente in tutte le zone d’Italia. Però abbiamo spesso ricevuto visite in birrificio da parte dei nostri clienti e organizzato degustazioni qui da noi, ma soprattutto partecipiamo ad eventi nei locali che vendono le nostre birre”.

Quali sono le vostre linee di produzione?
“Ne abbiamo tre: la linea Classica, la prima creata con tutte le birre che hanno segnato la nostra storia. C’è poi la linea Speciale, che comprende le birre invecchiate in botte e altre particolarità stagionali e non. Infine, la più piccola di casa Ducato è la linea Moderna, che vanta birre dalla grossa personalità che possono raggiungere un pubblico vastissimo”.

Qual è la perla del vostro birrificio?
“Certamente andiamo fieri di tutta la produzione, ma se dovessimo scegliere una birra su tutte come “bandiera” Del Ducato, quella è sicuramente la Viaemilia. Le chicche riservate agli intenditori sono poi tantissime come la Beersel Morning, la Luna Rossa oppure le birre invecchiate in botte come L’Ultima Luna o anche la Verdi Black Jack”.

Avete mai collaborato con altri birrifici?
“Abbiamo realizzato una collaborazione con Toccalmatto (Italian Ryot, una Rye IPA di 7,0% Alc. dedicata a Joe Strummer dei Clash) e una birra per il progetto Buskers (Black Junkie, una Belgian-Style Dark IPA) e recentemente una Black IPA con l’olandese Derek Walsh”.

E’ cambiato l’atteggiamento del consumatore di birra artiginale, rispetto a dieci anni fa?
“Certo, ed è stata una cosa “necessaria” in quanto anche tutto il modo di fare birra si è evoluto a dismisura in tutto il mondo. I consumatori hanno cominciato ad apprezzare birre sempre più “estreme” con forti luppolature, o anche invecchiate in botte. Ci si è affacciati sulla scena tradizionale belga, con birre a fermentazione spontanea e sono stati recuperati antichi stili birrai, riportati agli onori degli assaggi con ottimi risultati: basti pensare alle Porter o alle India Pale Ale”.

Cosa significa fare il birraio?
“Significa svegliarsi ogni mattina alle 6:00 per andare in birrificio, affrontare una fitta e opprimente nebbia d’autunno, o un sole rovente d’estate o anche neve e gelo d’inverno. Significa una vita di sacrifici e durissimo lavoro, tanta dedizione e perenne studio alla ricerca della perfezione e del miglioramento continuo. Significa aspettare con ansia un’espressione di soddisfazione ogni volta che qualcuno assaggia la tua birra e vivere per quegli attimi che ti gratificano per tutti gli sforzi che fai”.

Come si può migliorare il controllo qualità?
“Una cosa che ho imparato durante le mie precedenti esperienze lavorative come microbiologo e chimico organico, è quella di mettere il naso ovunque. Come si può immaginare, l’olfatto è un senso preponderante nella produzione brassicola ed aiuta molto nel capire alcune criticità a livello chimico-fisico, microbiologico e sensoriale. Quindi per un controllo più efficace sicuramente si deve partire da un’attenzione estrema in tutte le fasi del processo. Strumenti di analisi, semplici e avanzati, riescono poi a completare il quadro”.

Quali premi ha ricevuto il vostro birrificio?
Siamo orgogliosi di ripetere agli utenti del vostro blog che il Birrificio del Ducato è in assoluto il più premiato tra quelli italiani. Ben 13 riconoscimenti dal 2007 al 2011, senza aggiungere quelli ricevuti l’anno scorso…”

La birra artigianale non è un drink ma… qual è la definizione migliore che dareste?
“È un modo di vivere. Senza dubbio ti condiziona la vita da “consumatore” poiché cominci ad essere più critico in tutto quello che scegli, ponendo maggiore attenzione al dettaglio”.

Il mondo della birra artigianale non è più esclusivamente maschile, lo potreste confermare?
“Certo, grande è la presenza di pubblico femminile agli eventi, spesso molto informato e preparato. Il birrificio dove ho lavorato precedentemente, BrewDog, vantava anche la presenza di una Brewer, che in quanto a preparazione, tenacia e voglia di imparare è sempre stata al pari con noi uomini”.

Si sta diffondendo il fenomeno di produzione delle birre su commissione per altre aziende, lo fate anche voi?
“Per filosofia non facciamo birre in conto terzi, anche se in passato abbiamo fatto qualcosa a marchio”.

 



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