Quando la birra diventa social. Tutti i birrifici più attivi sui social network.

maggio 6, 2013 |  da  |  Curiosità, Portale Birra

Birra artigianale: una passione di pochi che si avvia a diventare vero e proprio trend. Non solo da gustare nell’intimità del proprio salotto o al pub con gli amici, ma anche da mostrare nei propri post sui vari social network.

Basta un tool qualsiasi e tre pagine che parlino di birra artigianale per capire che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio boom di interesse verso l’argomento.

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Ma come rispondono i diversi brand mondiali di birra artigianale a questa voglia di condivisione da parte degli utenti? A quali social network si affidano e a quali sarebbe meglio che pensassero di affidarsi? Chi si impegna a dovere e chi potrebbe fare molto di più?

Noi di Portale Birra (con l’aiuto dell’agenzia Guest.it) abbiamo analizzato i numeri nei principali social network per dieci brand produttori, provenienti da dieci diversi paesi nel Mondo. Ci siamo posti delle domande, le considerazioni che ne sono scaturite sono interessanti per capire la misura di questo fenomeno.
È importante premettere che, in questa analisi, non è stata considerata l’età del singolo birrificio che potrebbe in qualche modo influenzare l’audience dei singoli birrifici, soprattutto per quanto riguarda Facebook.

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Quale birrificio domina nei social media?

Gli americani di Rogue Ales e gli scozzesi di Brewdog si dimostrano i birrifici migliori per completezza nel mondo dei social.
Sono presenti in tutti gli ambienti monitorati con buon numero di fan (sempre molto attivi nei singoli post), e pubblicazioni costanti ed originali che forniscono materiale da condividere agli assetati di social network.

Quale birrificio si dimostra più indietro rispetto al mondo dei social media?

Gli svizzeri di Bad Attitude producono ormai dal 2010 ma non hanno, almeno per il momento, bucato il mondo dei social media, nonostante i concept grafici sempre molto accattivanti ed originali.
Sembrano tuttavia voler cambiare la tendenza avvalendosi di un visual network di sicuro impatto come Instagram.

Esiste una correlazione tra il numero di fan di un birrificio e i differenti PTA (persone che parlano della pagina)?

Sembra proprio di no. Teoricamente chi ha un numero più alto di fan dovrebbe avere un numero di PTA più alto, ma non è sempre così.
Ad esempio, gli italiani di Revelation Cat hanno un valore di fan più basso dei belgi di Cantillon ma più persone parlano di Revelation Cat. Questo perché la ricerca di fan rientra nelle logiche di marketing e degli investimenti pubblicitari, mentre il secondo parametro è riferito alla capacità della pagina di stabilire una relazione e a far parlare di sé.

Come viene utilizzato Twitter dai differenti brand?

La maggioranza delle etichette di birra artigianale utilizza Twitter in modo molto “amichevole” e poco commerciale, ad eccezione di Nogne O, che posta poco e quando lo fa tende ad autopubblicizzarsi.
L’italiana Revelation Cat, in linea con lo scarso utilizzo di Twitter in Italia, si dimostra il brand meno attivo.
La maggior parte dei brand si dimostra sempre ben disposta a scambiare qualche tweet coi propri seguaci e a rispondere alle domande più particolari.
Da segnalare le capacità di Mikkeller di attirare gran numero di persone senza sfruttare il classico followback (seguire molti utenti per essere seguiti a loro volta).

Quale social network è sottovalutato dai birrifici?

Pinterest, così come tutti i visual network, al momento non viene utilizzato con costanza e metodo dai birrifici.
Provando a ricercare qualsiasi brand su Pinterest è possibile notare come decine di persone “pinnano” immagini legate ai diversi brand di birre artigianali a testimonianza di un interesse concreto da parte degli utenti, interesse non sufficientemente alimentato dalle singole marche.
Lo stesso vale per Instagram.

Lo Stato di appartenenza del brand incide sull’utilizzo dei Social Network da parte dei birrifici?

Sicuramente sì. Escluso Facebook, la cui diffusione è globale (salvo eccezioni), basti osservare la correlazione tra l’utilizzo in generale di Google Plus (uno dei social più trascurati dai birrifici) rispetto all’utilizzo in generale del social stesso.
Stati Uniti e Regno Unito sono rispettivamente il primo e il quarto paese utilizzatore e i brand di queste zone sono quelli che ottengono i risultati migliori.
Ulteriore conferma è la mancanza di qualche brand russo. La motivazione non è solamente la loro passione per la vodka, ma anche il fatto che Vkontakte sia il social network di riferimento.

Quale aspetto non è stato considerato ma sarebbe stato interessante analizzare?

La geolocalizzazione, sicuramente. Alcuni birrifici sono caratterizzati da luogo fisico visitabile e le persone possono registrarsi direttamente sul luogo, come ad esempio Mikkeller, Rough Ales o Cantillon.
Sarebbe stato interessante analizzare le venue su Foursquare ma non trattandosi di luoghi fisici con le stesse caratteristiche (un birrificio o un bar non hanno le stesse dinamiche di check-in), abbiamo dunque deciso di desistere.

Questa analisi si conclude evidenziando gli aspetti più interessanti del social media marketing di alcuni brand produttori di birra artigianale.

Se volete approfondire, oppure vi va di inviarci le vostre considerazioni a riguardo, scriveteci nei commenti o sulla fan page di Portale Birra.
O, magari, davanti ad una buona birra artigianale.
Cheers!


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