Conosciamo meglio la redazione di Nonsolobionde.it

maggio 20, 2013 |  da  |  Il birrificio risponde

Questa settimana abbiamo intervistato la redazione di Nonsolobionde.it, megazine online dedicato al nostro argomento preferito: la birra artigianale.

Come è nata e quali esperienze hanno nutrito la vostra passione per la birra? nonsolobionde.it
Il webmagazine Nonsolobionde.it è una iniziativa che possiamo definire “collegiale”, partorita dalla collaborazione tra i membri del gruppo SIGNAdesign. Parlando di un gruppo, è chiaro che le esperienze personali – a livello professionale, ma, anche per quanto riguarda gusti, hobby e passioni – sono diversificate.
Per quanto riguarda la birra, possiamo sicuramente dire che ci accomuna perlomeno il piacere di gustare una buona birra, senza per questo essere tutti “esperti” o appassionati. Insomma tutti noi da sempre beviamo birra volentieri (e in buona quantità) ma solo alcuni di noi, prima di questa avventura conoscevano in modo abbastanza approfondito il variegato mondo della birra artigianale, fino a provare le prime esperienze come homebrewer… Altri, sono più interessati ad aspetti culturali e storici, e nel mondo della birra sono quindi più attratti da aspetti collegati a questi temi… Altri ancora, appassionati d’arte e media, colgono le interazioni che avvengono tra questi due mondi. In ogni caso stiamo tutti cogliendo l’occasione data da questa iniziativa editoriale per appassionarci e conoscere più a fondo il mondo della birra, ed in particolare quella dei mini e microbirrifici italiani e dei loro prodotti.

Come è iniziata la vostra avventura con di magazine online?
Noi, cioè il workgroup SIGNAdesign, che poi rappresenta anche la redazione di Nonsolobionde.it, nasciamo come gruppo di lavoro nel campo della comunicazione. Siamo cioè professionisti in vari campi della comunicazione visiva (grafica, video, fotografia, strategia ecc.) che hanno deciso di collaborare ed interagire, presentandosi ai potenziali clienti come una rete professionale potente e flessibile.
Tra le prime aspirazioni di SIGNAdesign è stata quella di aprirsi al mondo dell’editoria web, che è un settore, ne siamo convinti, destinato ad una progressiva espansione e sviluppo. L’idea di un webmagazine (o forse, sul lungo termine, di una “collana” di magazine) ci permette, da un lato di ampliare l’area commerciale di attività del workgroup, dall’altro di aprirci professionalmente, intellettualmente e artisticamente ad un mondo in pieno sviluppo come l’editoria on-line.
Ci è sembrato naturale occuparci per prima cosa di un settore economico e culturale anch’esso in pieno sviluppo come quello della produzione birraia nazionale, forti anche del piacere e dell’interesse che tutti noi proviamo per la birra e, in particolare, dell’esperienza e dei contatti che già aveva Andrea Antolini, uno dei membri del gruppo.
Sulla scia del sempre maggiore interesse che sta suscitando il mondo della birra artigianale, sul web stanno fiorendo un gran numero di siti, portali e blog dedicati alla birra. Sorgeva quindi la necessità di differenziarci, creando qualcosa qualitativamente di alto profilo e con un panorama di contenuti più ampio rispetto a quanto già esistente.
Ecco quindi che la poliedricità di figure e di interessi personali all’interno del workgroup e della redazione, promettono la costruzione di un vero prodotto editoriale, culturalmente ricco, che si apre agli argomenti più vari. Partendo dalla birra si parlerà anche di cultura, costume, gastronomia, arte… Senza per questo dimenticare quegli aspetti tecnici e particolari che interessano tutti i veri appassionati di birra.
Proprio per coprire in modo adeguato questi aspetti “tecnici”, fondamentali per un magazine di settore, la redazione si è aperta alla collaborazione di diversi appassionati che potremmo definire “specialisti” in vari settori come l’homebrewing, la gastronomia, ecc.
Riassumendo in poche parole, possiamo dire che nasciamo con grandi ambizioni!
Altra caratteristica peculiare del sito è la presenza (che speriamo importante) di video autoprodotti, come, ad esempio, la videoricetta.

Quante persone lavorano al sito?
Nella redazione in senso stretto siamo in cinque: Marco Astracedi, redattore e, almeno formalmente, editore; Andrea Antolini, redattore e videomaker; Francesco Giovagnoli, art director; Andrea Scrivano, web master; Riccardo Pau, responsabile dell’ufficio commerciale. I compiti, in realtà sono abbastanza fluidi e sovente abbiamo un certo scambio di ruoli e ciascuno si occupa anche di molto altro.
Attorno a questo nucleo c’è un buon numero di collaboratori fissi, come Roberto Pignataro o Enrico Coppa. Per quanto riguarda il reparto video, che tra l’altro ci distingue da tutte le altre testate web su quest’argomento, ci avvaliamo della collaborazione di Diego Morresi ed Alessandro Tarabelli che, insieme ad Antolini, confezionano i nostri video con professionalità ed una qualità difficile da trovare sul web.
Poi abbiamo altri professionisti che collaboreranno più saltuariamente. In questo modo riusciamo a gestire una mole di contenuti abbastanza ampia e diversificata.

Sempre rimanendo nell’ottica di creare una cultura della birra, vi capita di organizzate eventi di degustazione oppure stringere collaborazioni con i locali della vostra regione?
Per il momento collaboriamo con Daniele Perticaroli e il suo ristorante-birreria “Libero Arbitrio” di Maiolati Spontini (AN), per la realizzazione delle videoricette che citavamo prima. Però siamo solo all’inizio e locali, birrifici ed eventi sono numerosi qui nelle Marche, da dove operiamo… e stiamo lavorando anche ad altre iniziative. Comunque la nostra ambizione, pur partendo dalle realtà locali, è di muoverci a livello nazionale. Ripetiamo, siamo solo all’inizio, e i progetti in cantiere sono tanti…
non solo bionde

Avete mai collaborato con birrifici o produttori diretti?
Non nascondiamo il fatto che Nonsolobionde.it ha una valenza di promozione della cultura della birra, ma anche commerciale. In quest’ottica il magazine si propone come una vetrina per tutti i produttori che vogliono far conoscere e valorizzare i loro prodotti. Ancora siamo al numero 0, cioè una pubblicazione “laboratorio”, ma siamo convinti che in vista delle prossime uscite le collaborazioni con i produttori diventeranno a breve importanti e numerose.

E’ cambiato l’atteggiamento del consumatore di birra artiginale, rispetto a dieci anni fa?
Il mondo della birra artigianale è attualmente in forte espansione. direi una vera e propria esplosione, soprattutto negli ultimi mesi, almeno per quanto riguarda le Marche. Oltre a Beer Shop dove degustare e apprendere nozioni su tipologie e tecniche per la produzione di birra artigianale anche in casa, hanno iniziato la loro attività anche negozi dove acquistare le attrezzature e le materie prime per l’Homebrewing, e, soprattutto, ristoranti, pizzerie e bar si stanno aprendo a questo mondo ampliando la loro offerta con birre artigianali, soprattutto italiane. Il consumatore sta cambiando perché cambia l’offerta, ma è vero anche il contrario. Il mercato, annusando quella che può sembrare una moda del momento, sta cavalcando l’onda ma forse non si è ancora arrivati a capire che quello che sta avvenendo è un vero e proprio cambiamento culturale e di costume destinato a durare a lungo, a diventare una vera e propria consuetudine. Siamo nella patria del verdicchio, è vero, ma sempre più spesso capita di andare a cena a casa di amici dove, anziché trovare a tavola una bottiglia di vino, ci troviamo a degustare una birra artigianale, scelta ad hoc in base al menù della cena. E il consumatore è curioso, apprezza la novità, si informa e contribuisce al cambiamento culturale che è in atto. 10 anni fa era un’evento trovare una così vasta proposta italiana. Il consumatore si adatta piacevolmente a quello che i produttori di birra artigianale Italiani, sempre più maturi, offrono. Abbiamo girato un po’ per le fiere di settore, abbiamo degustato, ci siamo confrontati con organizzatori, con produttori, consumatori, esperti sommelier ecc.. Quello che viene da dire è che il “life motive” che accomuna sia il produttore che il fruitore è: “sperimentare”, “assaggiare”, “abbinare”, “provare”… In un unico concetto “la ricerca di qualcosa di diverso che passi per la sperimentazione” e ci par di capire che non c’è un unico traguardo, ossia la ricerca della “birra preferita” a cui legarsi a vita. Piuttosto il vero traguardo sembra sia non l’arrivo ma il percorso.

Secondo voi cosa significa fare il birraio?
Significa seguire una passione, sperimentare, mettersi alla prova, quasi come cucinare. Inoltre c’è la ricerca di un’approvazione da parte di un pubblico, molto privato all’inizio, come la cerchia degli amici e dei familiari, per poi arrivare ad un confronto con il mercato. In fin dei conti, fare il birrario significa anche intraprendere, e, come ogni imprenditore, ci si deve confrontare anche con i numeri.

“La birra artigianale non è un drink ma…” qual è la definizione migliore che dareste?
Un’esperienza nuova, sia perché, come detto, è un cambiamento sociale in atto, sia perché il mondo della birra artigianale è talmente variegato che le possibilità di sensazioni, considerando anche le possibili combinazioni con il cibo, sono pressoché infinite. Ma la birra artigianale è anche una “seducente sintesi dell’interdipendenza fra amore, passione, dedizione, competenza e cultura”. Il prodotto “birra artigianale” in Italia, preso singolarmente (lotto per lotto, bottiglia per bottiglia), trova discrepanze enormi rispetto agli stili caratteristici di altre nazioni, dove una Weisse (birra di frumento tedesca ad alta fermentazione) si riconosce immediatamente, come pure una IPA (alta concentrazione di luppoli). In definitiva non c’è, o è difficile trovare, una definizione univoca che richiami genericamente il prodotto Birra Artigianale.

Il mondo della birra artigianale non è più esclusivamente maschile, lo potreste confermare?
Possiamo dire proprio di sì. Proprio in quanto “moda”, l’espansione del mercato fa colpo anche nel gentil sesso. Il “cocktail” sta perdendo un po’ di appeal. L’aperitivo si fa con un buon bicchiere di vino (Spritz a parte, visto che rimane una tendenza più del nord Italia); a cena si beve vino o birra; l’after dinner non è più patria del cocktail, appunto, ma soprattutto di distillati (da declinare al maschile) e di birre, piccole, medie o direttamente in bottiglia. E se l’offerta si amplia, se le possibilità di assaggiare birre diverse diventa di facile fruizione, la cosa prenderà sempre più campo, e probabilmente coinvolgerà addirittura di più il sesso femminile.



Leave a Reply

Codice di verifica: