Intervista a Pinta Medicea.

settembre 30, 2013 |  da  |  Il birrificio risponde

Continuano le interviste di Portale Birra con microbirrifici artigianali e associazioni che diffondono una cultura della birra. Oggi abbiamo fatto qualche domanda ai ragazzi de “La Pinta Medicea”, Associazione culturale appassionati di birra artigianale e homebrewer Firenze.

Come è nata e quali esperienze hanno nutrito la vostra passione per la birra?
Ho conosciuto la birra artigianale per caso, grazie ad un amico, Rik della beer firm fiorentina BirraMOA. Successivamente con altre cinque persone abbiamo fondato l’associazione Pinta Medicea. La vera passione per la birra artigianale in me è esplosa grazie a Franco Fratoni, ex-birraio del birrificio Real Beer e deus ex machina del Livingstone Club, mitico luogo della cultura underground della birra di qualità a Firenze. Si trattava di un vero e proprio club privato, animato dalla competenza e generosità di Franco dove si potevano assaggiare etichette all’epoca introvabili dalle nostre parti. Soprattutto era un luogo magico, frequentato da tante persone, dove si faceva amicizia, si stava bene e si bevevano anche birre stupende. Di recente Charlie Papazian ha pubblicato un articolo dove racconta con affetto una serata al Livingstone. Il club è stato attivo fino all’anno scorso e noi affezionati habitué tuttora lo rimpiangiamo. Lì ho fatto le prime esperienze di “birre serie”, le prime letture, approfondimenti e lezioni inter nos sulla degustazione. I primi incontri con materiali, attrezzature e tecniche di produzione che, anche se non ho mai fatto la birra in casa, mi sono servite a conoscere meglio questo mondo. La vera passione per me è sbocciata lì e, come per me, anche per molti altri assidui a Firenze.

pinta medicea

Come è iniziata l’avventura della Pinta Medicea?
La Pinta Medicea nasce ufficialmente nel 2007, come associazione culturale con lo scopo di diffondere la cultura delle birre artigianali e la conoscenza dei microbirrifici toscani e non. Abbiamo partecipato a innumerevoli mercatini e fiere in tutta la Toscana, cercando di far conoscere le etichette di produttori locali ma che erano pressoché sconosciute ai consumatori.
Inoltre abbiamo organizzato tantissimi corsi (facendo un calcolo a occhio e croce, in totale, siamo ben oltre la sessantina) di homebrewing a vari livelli ed anche di degustazione. La parte didattica la tiene quasi sempre Fabio Giovannoni, fondatore e presidente della Pinta Medicea che da poco ha aperto la sua beer firm “Maledetto Toscano”.

Quante persone lavorano nella vostra Associazione?
Nessuna. Il mio lavoro è volontario e non retribuito, ci tengo a sottolinearlo! Con il tempo le attività dell’associazione si sono diradate e adesso ci appoggiamo al locale di Fabio, il BeerHouse Club in corso Tintori a Firenze. Lì facciamo i corsi per fare la birra (base e all grain), di degustazione e serate di incontro come per esempio: “Hombrewer di Razza”, appuntamento ormai periodico, dedicato agli homebrewer che vogliono conoscere altri appassionati o degustare le loro creazioni in compagnia. Per gli interessati: il prossimo Homebrewer di Razza sarà verso la fine di ottobre.
Inoltre cerchiamo di promuovere birrifici e luoghi della birra tramite il nostro sito web. Abbiamo un discreto seguito di pubblico.

pinta medicea

In che modo promuovete la vostra organizzazione?
Con il web. Abbiamo un blog: www.pintamedicea.com, una pagina facebook https://www.facebook.com/pintamedicea e un account twitter https://twitter.com/pintamedicea.
Inoltre abbiamo una mailing list abbastanza corposa (ci si iscrive dalla home page del sito, inviamo solo quando abbiamo qualcosa da dire, lo spam ci dà fastidio).

Organizzate eventi di degustazione nei locali o corsi di formazione?
Sì, facciamo varie cose fuori sede. Per esempio, l’ultima è stata la settimana scorsa, durante ExpoRurale Toscana 2013. Un’esperienza molto interessante: abbiamo partecipato a tre laboratori di analisi sensoriale sulla birra artigianale toscana organizzati dall’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Abbiamo presentato birre del nostro territorio e il pubblico presente le ha analizzate sotto il profilo strettamente sensoriale: vista, olfatto, tatto, gusto. Per chi fosse interessato, sul nostro sito c’è un piccolo resoconto.

Avete mai collaborato con birrifici e locali?
Certo, innumerevoli volte e in vari modi: degustazioni, cene con abbinamenti, serate a tema e altro. Per esempio è rimasta nella memoria: “La Bevo o la Butto?”, serata dedicata ai difetti delle birre che ha avuto molto successo. La nostra offerta formativa prevede anche un corso da tenersi sull’impianto di produzione, ma lo facciamo di rado. Come associazione cerchiamo sempre di coinvolgere i birrai nelle nostre iniziative.

E’ cambiato l’atteggiamento del consumatore di birra artiginale, rispetto a dieci anni fa?
Sì, moltissimo. È cambiato anche rispetto a tre o quattro anni fa. Oggigiorno i consumatori sono più consapevoli e preparati. Spesso sanno riconoscere le varie marche di birre, e scelgono quelle che preferiscono. Qualche anno fa la birra artigianale era una cosa indefinita e sempre uguale agli occhi dei clienti. Non capitava mai che qualcuno venisse a cercare una certa etichetta o un certo stile. L’approccio che prevaleva era casuale.
Invece adesso è più frequente incontrare consumatori che hanno già un microbirrificio o una tipologia di birra preferiti. Mi piace pensare che la crescita dell’interesse e della competenza del pubblico sia anche merito delle associazioni di appassionati come la nostra. Abbiamo sempre lavorato tanto per diffondere la cultura della birra, le etichette e gli stili. Ho visto crescere tanti appassionati nel tempo che sono diventati competenti.
Quando abbiamo iniziato a vendere bottiglie nei mercatini tramite l’associazione, a Firenze non c’erano locali specializzati nelle artigianali (comunque degni di nota). Soltanto da un paio di anni se ne contano già diversi attivi in città e immediatamente nell’hinterland, ciascuno con la propria identità, che offrono prodotti di qualità.

pinta medicea

Come si può migliorare il controllo qualità?
Piano piano sta migliorando ed è grazie al pubblico sempre più consapevole di quello che vuole nella birra artigianale e perciò più esigente. I birrai dal canto loro devono conoscere bene il mestiere, ci sarà sempre meno posto per gli improvvisati. Questo l’ho constatato nel tempo: chi è preparato va avanti, chi non lo è rimane al palo, giustamente surclassato dai più bravi.
Purtroppo mi è capitato anche di assistere a casi di persone che hanno fatto il corso da noi o da qualche altra associazione simile alla nostra e poi hanno aperto subito il birrificio, con una preparazione pressoché nulla. È come fare un corso di cucina dalla mattina alla sera e poi aprire subito un ristorante. Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.
Tuttavia siamo di fronte a un boom di aperture: attualmente in italia ci sono all’incirca 520 microbirrifici attivi. Alcuni sono minuscoli, con microproduzioni di pochi ettoliti all’anno. Quelli eccezionali sono una piccola parte, ma le eccellenze sono una minoranza in qualsiasi campo. Anche se come italiani non ci possiamo lamentare: abbiamo tanti birrifici superlativi nazionali, basti vedere i recenti risultati delle artigianali italiane all’European Beer Star 2013 dove i nostri birrai si sono aggiudicati ben 13 medaglie di cui sette ori, battendo paesi con tradizioni birrarie consolidate, come l’oro alla pils del Birrificio del Ducato (Parma) che ha vinto sulle le cugine tedesche, portatrici di una tradizione birraria consolidata.

Il mondo della birra artigianale non è più esclusivamente maschile, lo potreste confermare?
No, in realtà quello della birra è ancora un mondo molto molto maschile e spesso anche molto nerd. Comunque le ragazze si ritagliano i loro spazi sempre più importanti. In Toscana siamo abbastanza “avanti”: abbiamo diverse birraie donne e questo ci fa onore. Al di fuori della produzione, La Birroteca di Greve ha una publican donna, preparatissima. Il festival di Fivizzano viene organizzato da una ragazza davvero in gamba… insomma, le figure femminili non mancano. Ma forse ce ne vorrebbero di più.

La birra artigianale non è un drink ma… qual è la definizione migliore che dareste?
La birra artigianale è una bevanda magica, un nettare delizioso (quando è buona, ça va sans dire) che ha anche un potere socializzante enorme: “pasco la mente d’un sì nobil cibo” scriveva Petrarca dell’ambrosia. Possiamo dire lo stesso della birra. Tuttavia ricordo anche che “la birra non esiste, ma esistono le birre”, per citare anche Kuaska, maestro di tutti noi.

Se abitate in Toscana e volete partecipare alle iniziative de La Pinta Medicea, date un’occhiata al loro sito web: http://www.pintamedicea.com/birra/



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