Come nasce un beer firm. Intervista ai ragazzi di No Socks Beer.

maggio 31, 2016 |  da  |  Il birrificio risponde

Avrete già sentito parlare di beer firm, ovvero di aziende che prendono in “affitto” gli impianti di un birrificio per produrre la propria birra.
No Socks Beer nasce esattamente così. Abbiamo intervistato i fondatori, per farci raccontare come è andata.

Come è nata e quali esperienze hanno nutrito la vostra passione per la birra?

La passione per la birra artigianale è nata da un bisogno personale. La sperimentazione di cibi e bevande nuove ha sempre fatto parte di me, la ricerca di gusti buoni e genuini mi hanno fatto avvicinare alla birra artigianale circa 6 anni fa; ricordo che, vivendo a Riccione, una delle prime birre artigianali che assaggiai fu una Belgian Strong Ale di un birrificio molto famoso della zona.
Rimasi folgorato all’istante. Le cose che mi colpirono di più furono il corpo, così diverso e più consistente di qualunque birra avessi mai provato in precedenza, e le sensazioni olfattive che questa birra scatenava.
Da lì in avanti è diventata una vera e propria dipendenza, sfociata poi nella necessità di creare prodotti il più possibile vicini alle mie esigenze e quindi nell’ HomeBrewing.

No Socks Beer

Qual è la filosofia della vostra azienda?

Il nome della mia azienda è No Socks Beer.
Dal 2013 non porto i calzini(tranne quando faccio sport) perché voglio essere libero di essere libero, ma con estrema ricercatezza, proprio come la mia birra e chi la beve.
No Socks Beer rappresenta un modo di fare impresa e di fare birra: equilibrio e armonia tra gusto per la semplicità e materie prime ricercate.

Che tipo d’impianto di produzione utilizzate?

Per ora produco le mie birre presso un impianto di produzione che fa conto terzi, ad ogni modo utilizziamo un impianto a due tini, quasi del tutto manuale, dalla portata massima di 1500 litri per cotta.

No Socks Beer

In che modo promuovete le vostre birre?

In questa prima fase iniziale sto cercando di fare più eventi possibili sul, per cercare di far conoscere il marchio e i prodotti.
Grazie ai ragazzi di Studio Lost di Bologna e a Francesca Sanzo stiamo per partire con parecchie iniziative al livello di web marketing e comunicazione.
Ci tengo a dire che quest’azienda deve moltissimo ai ragazzi di Studio Lost e a Francesca, che hanno creduto in me dal primo momento, e di questo sono a loro molto grato.

Organizzate eventi di degustazione nei locali?

Abbiamo in previsione un evento di lancio in un locale molto in vista di Bologna che dovrebbe tenersi a breve. Nel calendario poi di date sicure c’è sicuramente l’evento Street Food di Pesaro dove le birre saranno presenti come ospiti in vari stand che parteciperanno.
L’idea è di coinvolgere il più possibile i locali e di organizzare eventi di degustazione, cercando di creare un volano che sia conveniente sia per la No Socks Beer sia per i locali che ci ospiteranno.

Qual è la vostra linea di produzione? oppure Quante tipologie di birra producete?

In questa fase, nel listino ci sono 2 tipologie di birra:
LA UNO.ZERO è una Pale Ale, una sperimentazione ben riuscita, a mio parere, con 2 luppoli tedeschi di cui uno abbastanza nuovo che si chiama Hallertau Blanc. È molto interessante al naso in quanto richiama a note di frutta a nocciolo e qualcosa di tropicale, in bocca richiama molto le sensazioni olfattive con un bel finale maltato.
LA MINIM-ALE è una Blonde Ale, questa secondo me è una birra che fa da anello di congiunzione tra chi non ha mai bevuto artigianale e chi è in grado di apprezzare sapori semplici ma ben distinguibili. Fatta con luppoli nobili dell’ East Kent, al naso ha leggere note pepate ma in bocca risulta molto pulita e rotonda, poco amara, con un finale maltato che richiama al miele di castagno. Invita ad un nuovo sorso!

No Socks Beer

Avete in mente di collaborare con altri birrifici?

L’idea sarebbe molto bella, e un po’ ci spererei in futuro, per adesso però rimango con i piedi saldi a terra. Penso prima di tutto a far conoscere il marchio e le birre che produco. In futuro non escluderei l’ipotesi di una collaborazione.

E’ cambiato l’atteggiamento del consumatore di birra artigianale, rispetto a dieci anni fa?

Dieci anni fa io non consumavo ancora birra artigianale, per mia sfortuna! Però confrontandomi con chi ha qualche anno in più di me capisco che sicuramente c’è stato negli ultimi anni uno sdoganamento dei prodotti artigianali in genere, quindi chi prima vedeva la birra artigianale come un prodotto per “stomaci forti” oggi si è dovuto certamente ricredere, sia per le nuove tecnologie di produzione sia per il continuo studio che da un po’ di tempo a questa parte contraddistingue il mondo della Birra Artigianale Italiana

Cosa significa fare il birraio?

Ho avuto la possibilità di lavorare in birrificio per circa un anno. Da questa piccola esperienza, l’idea che mi sono fatto è che fare il birraio sia un lavoro che racchiude dentro di sé una sorta di romanticismo platonico, dovuto alla sperimentazione e creazione di prodotti nuovi e mai pensati prima, ma questo aspetto prima o poi lascia il posto alla costante concentrazione che un birraio deve avere in birrificio.
Fare birra non vuol dire soltanto “fare la cotta”, un birraio fa la differenza tutto il resto del tempo, con il controllo delle produzioni in fermentazione, con la costante pulizia del birrificio ecc ecc
Mi hanno insegnato che fare birra non è poi così complesso se si ha un po’ di volontà di imparare, il complesso è garantire una qualità del prodotto costante ed essere concentrati in ogni fase della produzione, intesa come prima durante e dopo la cotta.

Come si può migliorare il controllo qualità?

Negli ultimi 4 anni in particolare c’è un BOOM di Birrifici e BeerFirm in Italia. Questo ovviamente ne risente sia in positivo che in negativo sulla qualità dei prodotti che si possono trovare oggi sul mercato.
Personalmente non mi spaventa l’aumento esponenziale delle realtà che producono e commercializzano Birra Artigianale, perché sono convinto che presto ci sarà una scrematura inevitabile relativa alla qualità.
A mio parere è giusto che venga premiata prima di tutto la qualità dei prodotti, poiché il mercato sta diventando sempre più esigente su questo aspetto. Credo quindi che sarà il tempo a migliorare il controllo qualità.

No Socks Beer

Venderete le vostre birre all’estero?

Mi piacerebbe molto, ma al momento è solo un’idea in un angolo nascosto.

La birra artigianale non è un drink ma… qual è la definizione migliore che dareste?

La Birra Artigianale è la passione di tanti uomini e donne racchiusa nei sorsi di un bicchiere.

Il mondo della birra artigianale non è più esclusivamente maschile, lo potreste confermare?

Il mondo della birra artigianale, oggi, è assolutamente trasversale senza distinzioni. Io lo definisco un mondo molto libero e buono.


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