Birra Artigianale: definizione e novità

agosto 22, 2016 |  da  |  Curiosità

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La tanto agognata definizione legislativa di birra artigianale sembra essere davvero ad un passo dall’essere messa nero su bianco. Di recente infatti la Commissione Agricoltura alla Camera ha approvato un emendamento riguardante la competitività del settore agroalimentare. Un iter di lunga data ma che ha subito un’accelerazione nelle ultime settimane, anche grazie al lavoro instancabile di associazioni, produttori ed operatori del settore. In questo modo, sarà finalmente possibile avere una precisa definizione – riconosciuta a livello giurisprudenziale – di birra artigianale, con tutta una serie di conseguenze che vanno ovviamente tenute in considerazione.

Si parla di birra artigianale quando essa viene prodotta da birrifici indipendenti di piccole dimensioni e – in fase di produzione – non viene pastorizzata oppure microfiltrata. È importante tuttavia soffermarsi non soltanto sul prodotto finale, ma anche sulle caratteristiche del birrificio stesso. In altri termini, solo birrifici che soddisfano determinati requisiti possono produrre birre artigianali e non possono farlo diversamente. Tuttavia la definizione non si avvale dell’espressione “birrificio artigianale” - troppo simile allo status di “impresa artigiana”, subordinata ad altri precisi criteri – preferendo invece “piccolo birrificio indipendente”, che sottolinea appunto l’autonomia imprenditoriale da altre società.

Analizzando nel dettaglio, tale definizione vieta in primo luogo alcune soluzioni produttive non associate alla birra artigianale – come le già citate pastorizzazione e microfiltrazione. In secondo luogo, l’indipendenza economica e legale del birrificio da qualsiasi altra impresa rappresenta probabilmente una limite eccessivo, che può tuttavia essere aggirato con qualche piccolo accorgimento. Nel caso in cui il controllo della distribuzione sia in mano ad una multinazionale non sussistono problemi, mentre un utile meccanismo potrebbe essere anche quello di fare riferimento ad un’altra società che operi nel settore delle bevande.

Un passaggio invece piuttosto critico resta quello che esclude dalla definizione di birra artigianale tutte le beer firm. Infatti, è espressamente richiesto l’utilizzo da parte del birrificio d’impianti distinti da quelli di un altro produttore e di non operare sotto licenza. Ciò significa che circa il 30% delle beer firm presenti in Italia sarebbero tagliate fuori, nonostante producano di fatto birra artigianale. Una palese contraddizione, che non chiarisce peraltro cosa succeda se – per esempio – una beer firm si affida ad un microbirrificio ed in un secondo momento ad un’azienda industriale.

Ovviamente è anche previsto un tetto produttivo ai cosiddetti birrifici artigianali, stabilito in massimo 200 mila ettolitri, in linea con la relativa direttiva europea. È un limite ben al di là degli standard del settore, che tiene conto dell’importante trend di crescita negli ultimi anni e che considera anche la birra destinata a conto terzi. Per quanto riguarda invece gli ingredienti, essi non vengono specificati nell’emendamento, e pertanto resta invariata la definizione legislativa di birra – almeno 60% di frumento oppure malto d’orzo. Così come per l’utilizzo di eventuali additivi chimici non ci sono ulteriori specificazioni, anche se sarebbe stato preferibile un ulteriore approfondimento in merito.

Insomma, al di là dei possibili limiti di tale definizione – come quello relativo alle beer firm – essa si basa su criteri tutto sommato oggettivi e soprattutto deriva da un dibattito serio e ben sviluppato. Ciò che invece resta ancora da perfezionare è il problema delle accise – con l’intenzione di differenziarle per birrifici artigianali ed industriali – rimandato a data da destinarsi. Speriamo che la politica riesca a recepire al meglio le indicazioni e necessità di questo settore in così rapida espansione, in modo da favorirne un ulteriore crescita ed incentivando ancora di più questa eccellenza italiana.



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